Una giornata come tante
«Zecca di merda». Non si tratta della frase rivolta dai fascisti ad alcuni compagni presenti sabato sera al concerto per il secondo anniversario della morte di Renato Biagetti. «Zecca di merda» è la frase usata da due individui che - vista la vicenda non è escluso potessero essere due rappresentanti delle forze dell’ordine - nei confronti di un compagno del nostro circolo.
Il tutto è avvenuto venerdì scorso (il giorno precedente all’aggressione fascista di San Paolo) a Roma, nei pressi dell’Università “
Di ritorno dall’Università il nostro compagno vede avvicinarsi un’autovettura occupata da due individui chiaramente intenzionati ad aprire una disputa tutt’altro che civile, probabilmente attratti – visto il seguito – dalla sua maglietta, ma soprattutto, per niente demotivati dalla presenza della ragazza al fianco del compagno. Appena il nostro compagno tenta di difendersi “l’uomo” dal lato passeggero tira fuori la paletta d’ordinanza – neanche fosse uno scudo, neanche dovessero proteggersi – e con lo sguardo di chi già sa di aver vinto i due gli si fermano davanti. A questo punto iniziano gli insulti e le provocazioni. «Zecca di merda» per cominciare. A seguire insulti di vario tipo. Si arriva dunque alla maglietta. Una delle più classiche, con la svastica barrata dal divieto. Simbolo dell’antifascismo e delle lotte di migliaia di partigiani che in tutta Europa ci liberarono dall’odio nazifascista. «Come cazzo vai in giro?». Queste le parole dei due che – se effettivamente poliziotti – in borghese, alla richiesta di qualificarsi oppongono netto rifiuto.
L’intollerabile vicenda va avanti per alcuni minuti, accompagnata da accesi racconti in memoria del passato da “camerata”. Alla fine un consiglio, quello di andare in giro con un abbigliamento adeguato «che vestito a quel modo, se poi qualche testa rapata ti pesta, noi non ne vogliamo sapere nulla!».
Questa la cronaca di una tranquilla giornata nella Roma super controllata e blindata di Alemanno, dove i fascisti alzano la testa con le loro minacce e, quelli che sono sembrati – almeno giudicando dalla paletta d’ordinanza da loro utilizzata – difensori dell’ordine, e che dovrebbero quindi evitare questi episodi, si trasformano nei primi provocatori. Probabilmente la sicurezza di cui parlano è solo quella che prevede l’allontanamento di rom, immigrati e mendicanti dal centro della città.
Dopo questo evento, più che mai continueremo il nostro impegno antifascista e democratico perché si arresti la deriva “cilena” dell’Italia.














