DOCUMENTO PROGRAMMATICO COMUNE DEL PRC, VERDI E PdCI CHE SI PONE ALL'ATTENZIONE DELLE FORZE POLITICHE DI POMEZIA
Il momento storico che il nostro comune sta oggi vivendo è drammatico; se possibile è anche peggio della fase che vide l’amministrazione comunale giustamente falciata dalla magistratura e che portò la nostra città alla ribalta, non certo per motivi edificanti, ed alla vittoria dell’ex sindaco Zappalà. Per questo motivo oggi più che allora è necessario farsi carico di alcune scelte programmatiche ben precise che consentano di rilanciare l’attività politica nella nostra città e di rompere con l’affarismo sfrenato che tanto guasti ha provocato. I quattro punti di questo documento intendono essere delle discriminanti programmatiche senza le quali sarebbe poi difficile arrivare ad un accordo elettorale per presentare una coalizione di centro-sinistra unita alle prossime amministrative con tutti i guasti che questa condizione potrebbero provocare. Tuttavia, appunto per quanto detto sopra, ci sentiamo costretti a porre queste condizioni quali basi per un centro-sinistra vincente e che possa governare la città per il bene dei cittadini.
LA QUESTIONE MORALE
Quelle indagini, vogliamo ricordare, erano partite nei confronti di una organizzazione criminale operante sul nostro territorio e, allo stato attuale, siamo ben lungi dal poter pensare che questo tipo di problema sia risolto anzi, una recente relazione antimafia evidenzia come nel litorale sud di Roma si assista ormai ad una radicazione delle infiltrazioni mafiose con la presenza di potenti famiglie della ‘ndrangheta e di cosa nostra che hanno il possesso del territorio. Dimostrazione di tutto ciò si ha guardando al vicino Comune di Nettuno dove pochi giorni fa è avvenuta una serie di arresti tra cui spiccavano ex assessori ed ex consiglieri. Inoltre, non è certo un mistero che sul tavolo del Ministro degli Interni Pisanu ci sia da qualche tempo un dossier dove si documentano le attività malavitose di alcuni personaggi che fanno parte dell’amministrazione pubblica tanto che c’è il serio rischio che il Comune, attualmente guidato dal centro-destra, possa essere commissariato per infiltrazioni mafiose.
È questo un fenomeno che non va assolutamente sottovalutato pena la sottrazione del nostro futuro e non soltanto per noi ma anche per i nostri figli e i figli dei nostri figli. Per tutto ciò è fondamentale che queste organizzazioni non trovino nella maniera più assoluta alcun tipo di sponda all’interno delle amministrazioni comunali formando squadre di governo locali composte da elementi che siano e siano stati totalmente estranei a qualsiasi procedimento evitando così di proporre un “anello debole” a chi ha forti interessi e potenti metodi di persuasione.
In questo senso l’appena conclusa amministrazione comunale e l’onorevole Zappalà non hanno certo brillato, a parte alcune inutili piazzate, avendo nominato un assessore che in passato è stato coinvolto in un episodio di truffa, il direttore generale condannato al terzo grado per truffa e abuso d’ufficio ed un altro dirigente tuttora sotto procedimento.
In più, il fatto che sono quasi dieci anni che a Pomezia una giunta non riesca ad arrivare alla fine del proprio mandato (basti vedere le giunte Capriotti, Aureli e Zappalà) è anche sintomo del fatto che negli ambienti della politica pometina, i soliti poteri forti, causa della crescita disordinata e strumentale della nostra città, sono ancora in grado di pesare sulle scelte delle amministrazioni decretandone la fine qualora non vengano accontentati. Questo è un errore che un futuro governo di centro-sinistra non potrà permettersi, pena: la delusione del suo popolo, dei lavoratori e dei movimenti sociali con il conseguente pericolo di una riaffermazione, a lungo termine, delle forze della destra.
Ma il significato della questione morale va addirittura oltre tutto questo e rappresenta l’unico argine possibile al malcostume dilagante che vede l’Italia governata da un premier che ha procedimenti in corso, condanne già passate in giudicato ed altre patteggiate o prescritte. La sinistra, se vuole davvero cambiare questo stato di cose, deve porsi in una condizione radicalmente opposta a questa evitando di adagiarsi sui mali dell’avversario rischiando così di far passare come “normali” atteggiamenti illegali da parte di soggetti inseriti in contesti istituzionali. È vero. In Italia i gradi di giudizio sono tre e, socialmente ed anche umanamente, nessuno può essere ritenuto colpevole fino al verdetto del terzo grado così come pure chi ha saldato il suo conto con la giustizia non può essere ancora perseguito, ma per chi si propone di rappresentare una collettività il discorso è molto diverso. Anche quando sarebbe tecnicamente possibile la sinistra, se non vuole emulare l’avversario cambiando solo i beneficiari dell’azione di governo, deve imporsi l’esclusione dalle sue liste di elementi che abbiano avuto condanne giudicate, patteggiate o prescritte o addirittura in corso in particolar modo per reati nella sfera degli atti istituzionali e di governo.
Così come, se è vero che i programmi, i metodi e gli obbiettivi della sinistra non sono quelli del centro-destra non si vede per quale motivo soggetti che hanno fino a ieri sostenuto le scelte della passata amministrazione debbano ora schierarsi nell’Unione: viene il sospetto che costoro abbiano la sola esigenza di mantenere i posti di comando per realizzare progetti che non possono di certo essere i nostri e che anzi potrebbero essere di ostacolo ai nostri.
Ben conosciamo infatti gli unici progetti che si sono realizzati a Pomezia e che stanno perpetrando un vero e proprio sacco del territorio dove si mira a cementificare ed a privatizzare ogni spazio esistente, dove la pianificazione urbanistica è piegata alla volontà di potentati economici e dove la speculazione è la principale forma di economia, progetti da cui i cittadini solo lontani anni luce e per cui il centro-sinistra si deve porre come elemento di rottura con il passato governando con i cittadini tramite gli strumenti oggi offertici dalla democrazia partecipativa e del bilancio partecipato.
Occorre cambiare registro se non vogliamo solo vincere ma anche governare con i cittadini e con il loro consenso.
UN NUOVO PRG CONTRO LA CEMINTIFICAZIONE SELVAGGIA
È necessario affermare con forza la centralità del territorio come “bene comune” essenziale al benessere delle comunità su di esso insediate. Questo principio si fonda sul presupposto che il territorio costituisca l’ambiente essenziale alla riproduzione materiale della vita umana, e al realizzarsi delle relazioni sociali e della vita pubblica. Territorio non è quindi soltanto il suolo o la società ivi insediata, ma il patrimonio (fisico, sociale e culturale) costruito nel lungo periodo, valore aggiunto collettivo che troppo spesso viene distrutto, anche da amministrazioni di centro-sinistra, in nome di un astratto e troppo spesso illusorio sviluppo economico di breve periodo.
Mettere al centro il bene comune “territorio” consente di perseguire la dimensione qualitativa, non soltanto quantitativa, dei singoli beni che lo sostanziano: acqua, suolo, città, infrastrutture, paesaggi, campagna, boschi, spazi pubblici e così via. L’insieme di questi beni comuni, con la loro specifica identità, dovrebbe costituire il nucleo fondativi, collettivamente riconosciuto, dello “statuto” di ciascun luogo e dei diritti dei cittadini rispetto ai beni che lo costituiscano.
I piani che regolano le trasformazioni del territorio, a tutte le scale, dovrebbero pertanto essere preceduti e condivisi con un corpus statuario socialmente condiviso che definisce, con riferimento a un orizzonte temporale di medio-lungo termine, i caratteri identitari dei luoghi, i loro valori patrimoniali, i beni comuni non negoziabili, le regole di trasformazione che consentano la riproduzione e la valorizzazione durevole dei patrimoni ambientali, territoriali e paesistici.
Occorre quindi che la nuova amministrazione si riappropri della programmazione del territorio e questa volta in tandem con la cittadinanza, con l’istituzione di apposite consulte per dare vita finalmente ad una seria e condivisa variante al piano regolatore generale bloccando, fino all’approvazione di questo, tutte le concessioni edilizie di tipo commerciale così da evitare di ritrovarci poi ipocritamente a programmare un territorio ormai compromesso oltre misura. E il nuovo piano regolatore dovrà prevedere seri strumenti di salvaguardia del Parco della Sughereta, unico polmone verde della fin troppo inquinata Pomezia, tramite la creazione di ampie ed adeguate fasce di rispetto.
BONIFICAZIONE AREE A RISCHIO E “NO” A NUOVE FONTI DI INQUINAMENTO
Noi riteniamo sia giunto il momento che l’amministrazione del comune di Pomezia cominci ad essere artefice del proprio futuro accogliendo e valorizzando le proposte e ciò che di buono esiste a livello locale e che smetta di essere mera ratificatrice di decisioni esogene assunte in modo gerarchico. Non riteniamo sostenibile quel modello di sviluppo che vedrebbe la nostra città come sito principe ove ubicare impianti fortemente impattanti quali termovalorizzatori, centrali turbogas e discariche, che vanno a sommarsi ad una già presente situazione critica di inquinamento a causa dei molti impianti industriali esistenti.
Improcrastinabile vediamo dunque l’inserimento del comune di Pomezia nell’elenco delle città a rischio ambientale e l’avvio di iniziative di reale gestione del ciclo dei rifiuti perché ne abbiamo le potenzialità: negli ultimi anni siamo stati sempre in testa nella provincia di Roma come quantità di raccolta differenziata e questo, occorre dirlo, senza che la passata amministrazione abbia fatto granché; non è stata aperta alcuna isola ecologica; il servizio di raccolta è penoso come sempre; nessuna nuova iniziativa incentivante è stata messa in campo. Questo sta a significare che i risultati ottenuti dipendono esclusivamente dalla accresciuta sensibilità dei cittadini nei confronti dell’argomento e questa è una potenzialità da mettere a frutto.
Dobbiamo cominciare a vedere il territorio come un bene prezioso e non come una riserva da sfruttare e quindi dobbiamo attivare iniziative economiche che lo valorizzino e non che lo depauperino perché soltanto in questo modo daremo una sostenibilità alla nostra economia locale. Non ci servono le grandi opere. Non ci serve rischiare il nostro già compromesso arenile per la creazione forzosa di un porto turistico; ci serve piuttosto recuperare le nostre spiagge, curarle e cominciare ad offrire un turismo di qualità perché la sostenibilità di Torvaianica è al collasso e non è con le bancarelle che potremo salvarla. E al pari delle nostre spiagge vanno bonificati e recuperati tutti i siti presenti sul nostro territorio che possono rappresentare fonte inquinante o addirittura pericolo a cominciare dalla discarica di Valle Caia e dai siti industriali abbandonati.
RISOLUZIONE CONVENZIONE ASER E PASSAGGIO GESTIONE AD UNA SOCIETA' A CAPITALE TOTALMENTE PUBBLICO
Noi vogliamo semplicemente che la parola torni davvero ai cittadini perché, ne siamo convinti, nonostante il marcio diffuso pensiamo che la maggior parte degli abitanti di questa città sia onesta e che abbia a cuore le sorti della sua terra, ma per fare questo è indispensabile liberarsi da vecchi fardelli che impediscono nei fatti la possibilità di amministrare. In questo senso il primo forte atto che pensiamo sia di obbligo fare è di costruire le condizioni tecnico-giuridiche per la risoluzione della convenzione con la quale il Comune ha affidata alla ASER ed il passaggio della gestione alla multiservizi pubblica del Comune di Pomezia, prima di tutto perché questo è un sistema di gestione delle risorse non proprio della sinistra e poi perché, soprattutto con la disastrosa situazione economica lasciataci dalla conclusa amministrazione comunale, è intollerabile pagare simili agi sulle uniche entrate disponibili (pari al 30% del riscosso).














