Approvato il regolamento del Servizio Civico voluto dall'Assessore Mirarchi

scritto da prcpomezia il domenica, 28 gennaio 2007,13:32

Regolamento Servizio Civico PomeziaFinalmente anche Pomezia ha un suo regolamento per il Servizio Civico. Il progetto, dopo aver seguito il suo normale iter è stato approvato all’unanimità dal consiglio comunale. «Il Servizio Civico – ha detto con evidente soddisfazione l’Assessore alle Politiche Sociali, Anna Mirarchi che ha illustrato il regolamento – è un servizio utile per l’intera comunità, ma anche per chi svolge il servizio perché, quando una persona si trova impegnata in un ruolo attivo si sente valorizzato, questo infonde autostima, fiducia sottraendo al rischio di povertà o emarginazione una parte della nostra popolazione, in particolare quella più debole».

Il Servizio Civico si rivolge agli anziani che con la loro pensione non riescono ad arrivare a fine mese, agli invalidi, ai disabili, agli utenti del SERT e del DSM e ad una parte di utenza dei servizi sociali.

E la finalità del Servizio Civico sarà quella di istituire una figura utile al fine di prevenire, all’interno del proprio ruolo e delle proprie competenze, il formarsi di fenomeni anomali, che mettano a repentaglio la sicurezza dei minori all’entrata e all’uscita delle scuole, e negli altri posti di comune aggregazione, come le ville comunali, i parchi gioco e le manifestazioni pubbliche; prevenire atti di vandalismo, salvaguardare e curare il verde pubblico ed il centro storico.

Presto uscirà un bando pubblico per l’assegnazione degli incarichi.

[cliccando sull'immagine in alto si può leggere il testo definitivo del regolamento approvato dal consiglio comunale di Pomezia]

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Rifondazione Comunista vicina ai popoli in lotta

scritto da prcpomezia il sabato, 20 gennaio 2007,17:51

Giovedì 7 dicembre si è svolto presso la sede del circolo di Rifondazione Comunista di Pomezia un incontro sul Kurdistan. Primo incontro della rassegna “Popoli in lotta” tramite cui il PRC si prefigge di portare a conoscenza delle persone le storie di popoli che si trovano privati delle loro libertà e del loro diritto all’autodeterminazione.

Il primo incontro, dal titolo “I Curdi e il Kurdistan” ha visto la presenza di Mehemt Yuksel, portavoce del UIKI-ONLUS, Ufficio d’informazione del Kurdistan in Italia.

Il Kurdistan è la parte settentrionale e nord-orientale della Mesopotamia, che comprende parte degli attuali stati di Iraq, Turchia, Iran e, in minor misura, Siria e si estende per circa 550 mila chilometri quadrati. I Curdi sono all’incirca 40 milioni di persone, cose che fa di essi il più grande gruppo etnico senza uno Stato nazionale proprio. Il trattato di Losanna, firmato nel 1923 da Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone, Grecia, Romania spartì i territori abitati dalla popolazione di etnia curda tra Turchia, Siria, Iran ed Iraq. Così, dal 1921 al 1925, i curdi furono dispersi in 5 nazioni trasformandosi in 5 minoranze, ovunque perseguitate.

Se è noto il trattamento che Saddam Hussein riservò ai Curdi, uccidendone, attraverso l’uso di gas, centinaia di migliaia in un solo giorno, meno noto è il comportamento della Turchia nei confronti dei Curdi. Sottoposti ad ogni tipo di repressione e oppressione, viene loro vietato l’uso della propria lingua e ogni testimonianza della propria cultura. Periodicamente interi villaggi Curdi vengono rasi al suolo creando un flusso enorme di profughi, sia all’interno del Paese – verso le montagne o le misere periferie delle città della Turchia occidentale – che verso l’esterno. Molti di loro fuggono dal proprio Paese sbarcando come clandestini anche sulle nostre coste. Inoltre, viene fatto loro divieto persino di pronunciare la parola Kurdistan. Layla Zana, prima deputato donna eletta nell’Assemblea nazionale turca fu condannata a 15 anni di carcere, dopo che le pressioni internazionali avevano fatto rientrare la richiesta di pena di morte, solo perché aveva osato rivendicare “la convivenza pacifica di turchi e curdi in un contesto democratico”. E di averlo dichiarato in Parlamento, nel giorno del suo giuramento, parlando nella propria lingua materna, la lingua di almeno 15 milioni di curdi dal passaporto turco. Ma non solo, le continue torture a cui sono sottoposti i partigiani che combattono per la propria indipendenza e autodeterminazione.

Poco noto è anche il trattamento che il governo Turco riserva ad Ocalan, leader del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan, dichiaratamente marxista) e di tutto il movimento Curdo. Arrestato in violazione di tutte le convenzioni dell’Onu, salvato dalla condanna a morte dalle aspirazioni europeiste della Turchia, oggi vive su un’isola; unico detenuto in un carcere di massimo isolamento dove viene controllato 24 ore su 24. Può vedere i suoi avvocati una volta a settimana e la sua famiglia una volta al mese per un’ora sola. Nonostante ciò comunque non gli è concesso neanche di poter toccare i propri familiari, seduti dalla parte opposta di un grande tavolo. L’obiettivo è di portarlo alla pazzia perché unica, grande figura carismatica che riesca a tenere unito il popolo Curdo nella propria battaglia. Un po’ quello che rappresentava Arafat per i Palestinesi.

 

Al termine dell’incontro c’è stata una cena a base di prodotti kurdi, kebab e dolci.

Dibattito sul Kurdistan/1

Dibattito sul Kurdistan/2

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